Anche per il 2026 è possibile fare richiesta per il bonus carburante: qual è l’iter da seguire per ottenere i benefit da 1000 a 2000 mila euro.
Negli ultimi mesi milioni di famiglie italiane stanno facendo i conti con una spesa che sembra crescere senza sosta. Basta un gesto quotidiano, quasi automatico, per accorgersene: una sosta al distributore, pochi minuti, e il conto è subito più alto rispetto a qualche tempo fa.

Il rincaro non riguarda solo la benzina, ma sempre più spesso anche il diesel, che in alcune fasi ha registrato aumenti persino più rapidi. Un fenomeno che pesa soprattutto su chi utilizza l’auto ogni giorno per lavoro, per accompagnare i figli o semplicemente per spostarsi.
In questo scenario si moltiplicano le domande: esistono davvero aiuti immediati per affrontare il caro carburanti? Oppure le famiglie devono semplicemente adattarsi ai nuovi prezzi? La risposta, in realtà, è meno scontata di quanto sembri.
Il vero “bonus” per benzina e diesel nel 2026
Negli ultimi anni il governo ha sperimentato diverse misure per limitare l’impatto dei rincari energetici. Alcune erano temporanee, altre invece sono rimaste come strumenti strutturali.
Tra queste esiste un meccanismo che può alleggerire diverse spese quotidiane, ma che spesso passa inosservato perché non è presentato come un vero e proprio “bonus”.
Si tratta di un sistema che permette ai lavoratori di ricevere beni o servizi aggiuntivi rispetto allo stipendio, con un vantaggio fiscale importante. In molti casi viene utilizzato per coprire spese domestiche, utenze o altri costi familiari.

E proprio qui si nasconde il dettaglio che riguarda milioni di automobilisti. Il punto chiave riguarda i fringe benefit, cioè i benefit aziendali che le imprese possono riconoscere ai propri dipendenti nell’ambito del welfare aziendale. Nel 2026 questi benefit sono esentasse entro determinate soglie:
- fino a 1.000 euro all’anno per i lavoratori senza figli a carico
- fino a 2.000 euro per chi ha almeno un figlio fiscalmente a carico.
Entro questi limiti i benefit non vengono tassati e quindi rappresentano un vantaggio economico reale per il lavoratore. E tra le spese che possono essere coperte rientrano anche carte carburante e buoni benzina.
Questo significa che, se l’azienda decide di utilizzarli, il dipendente può ricevere un aiuto concreto per il rifornimento di benzina o diesel senza pagare imposte su quell’importo.
Va però chiarito un aspetto importante: non esiste più il vecchio bonus benzina da 200 euro introdotto in via straordinaria negli anni scorsi. Oggi il sostegno passa quasi esclusivamente attraverso il sistema dei fringe benefit. Inoltre l’erogazione non è automatica: spetta al datore di lavoro decidere se concedere o meno questi benefit.
Parallelamente resta l’attesa per eventuali misure future, come l’utilizzo della Carta dedicata a te, che negli anni precedenti ha consentito ad alcune famiglie di destinare parte delle somme ricevute anche all’acquisto di carburante. Le modalità per il 2026 saranno definite con un decreto attuativo previsto nei prossimi mesi.
In altre parole, mentre i prezzi alla pompa continuano a salire, l’unico aiuto immediatamente disponibile non è un nuovo bonus statale: è un vantaggio fiscale già esistente che dipende dalle scelte delle aziende.





