Un alimento amatissimo finisce sotto accusa: cosa sta emergendo dalle nuove analisi, un prodotto quotidiano che nasconde una storia più complessa.
È uno degli alimenti più presenti nelle dispense degli italiani. Pratico, economico, pronto all’uso e perfetto per pasti veloci. Per molti rappresenta una soluzione immediata per insalate, panini o piatti freddi. Proprio per questo viene consumato con grande frequenza, spesso senza interrogarsi troppo sulla sua provenienza o sulla sua composizione.
Negli ultimi anni, però, l’attenzione degli esperti si è concentrata sempre di più su ciò che potrebbe nascondersi all’interno di alcuni prodotti ittici molto diffusi. Non si tratta solo di sostenibilità ambientale o di pesca intensiva, temi già ampiamente discussi, ma anche di sostanze contaminanti che possono accumularsi negli organismi marini.
Tra queste, una delle più studiate è il metilmercurio, una forma di mercurio che si forma nei mari quando questo metallo viene trasformato da microrganismi presenti nell’ambiente acquatico. La sua origine è legata soprattutto alle attività industriali, come la combustione del carbone, che rilasciano mercurio nell’atmosfera e nelle acque.
Una volta presente negli oceani, il metilmercurio entra nella catena alimentare marina. I pesci più piccoli lo assorbono, quelli più grandi li mangiano e, passo dopo passo, la concentrazione aumenta nei predatori marini. Proprio per questo motivo alcune specie risultano più esposte di altre.
Un’indagine condotta in Germania tra aprile e maggio 2025 ha riacceso il dibattito sulla presenza di mercurio nei prodotti ittici destinati al consumo quotidiano. Il test, realizzato dalla rivista indipendente Öko-Test, ha analizzato 29 prodotti appartenenti alla stessa categoria e provenienti da diversi marchi presenti sul mercato: il tonno in scatola.
Nel dettaglio, i ricercatori hanno esaminato esclusivamente confezioni di tonnetto striato (Katsuwonus pelamis) al naturale, la specie più utilizzata per le conserve. Sono state escluse le versioni in olio o con altri ingredienti per mantenere il confronto tra i prodotti il più uniforme possibile.
Le analisi di laboratorio sono state effettuate con metodi scientifici certificati a livello internazionale, tra cui DIN EN 15763 per la misurazione del mercurio totale e IC-ICP-MS per la rilevazione del metilmercurio. I risultati sono stati poi confrontati con la dose settimanale tollerabile stabilita dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), pari a 1,3 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo.
Il dato più sorprendente emerso dal test è che tutti i 29 prodotti analizzati contenevano tracce di mercurio. Tuttavia, nella maggior parte dei casi i livelli sono risultati relativamente bassi e compatibili con un consumo moderato.
Secondo la simulazione utilizzata nello studio, che prende come riferimento un adulto di circa 60 chilogrammi che consuma una lattina a settimana, quasi tutti i prodotti rimangono entro la soglia di sicurezza indicata dagli esperti.
Nonostante ciò, due marchi tedeschi hanno fatto registrare valori significativamente più alti rispetto agli altri. In questi casi specifici, il consumo abituale potrebbe portare a superare la dose settimanale raccomandata, motivo per cui i prodotti sono stati penalizzati nella valutazione finale.
È importante sottolineare che nessuno dei campioni ha superato i limiti legali previsti dalla normativa europea. Tuttavia, alcuni risultati si sono avvicinati a livelli che potrebbero diventare problematici se il consumo fosse frequente, soprattutto per categorie più sensibili come donne in gravidanza e bambini.
Il tonnetto striato, utilizzato nella maggior parte delle scatolette, contiene in genere meno mercurio rispetto ad altre specie come il tonno pinna gialla o il tonno rosso. Questo accade perché è un pesce più piccolo, vive meno a lungo e si trova più in basso nella catena alimentare. Tuttavia, anche in questa specie il metallo pesante non è assente.
Il quadro che emerge non indica un pericolo immediato per i consumatori, ma conferma una realtà già nota agli scienziati: il mercurio è ormai una presenza costante nei pesci predatori, seppur spesso in quantità limitate.
Per questo motivo le autorità sanitarie continuano a raccomandare una regola semplice ma fondamentale: variare il più possibile le specie di pesce consumate e non basare la propria alimentazione sempre sugli stessi prodotti, anche quando si tratta di alimenti molto diffusi e apparentemente innocui